Testo di Claudio Paolacci
Testo di Claudio Paolacci
Il versamento al ginocchio è anche conosciuto volgarmente come “liquido nel ginocchio”. Tale patologia si presenta quando nell’ articolazione è in corso un processo infiammatorio o in seguito a problemi di rallentamento del sistema circolatorio.
Per questo motivo, la diagnosi di versamento al ginocchio deve essere, necessariamente, eseguita in modo scrupoloso, per andare subito a impostare un piano terapeutico adeguato.
Il trattamento può essere, a seconda dei casi, il semplice riposo, la terapia strumentale e manuale oppure l’intervento chirurgico.
Nel ginocchio sono comprese due articolazioni: femoro-tibiale e femoro- rotulea.
Il complesso di queste due articolazioni permette al ginocchio di muoversi in flessione/estensione, abduzione/adduzione, scivolamenti esterno/interno e rotazione interna/esterna.
Ci sono, inoltre, strutture di sostegno come:
L’accumulo di liquido è un processo successivo a uno stato infiammatorio. Quando è di natura sierosa viene chiamato in gergo medico “idrartro”, mentre se contiene sangue, in seguito a una lesione, viene definito “emartro”
Il trauma al ginocchio può essere di natura contusiva, distrattiva o una frattura vera e propria.
Le strutture che sono più esposte a traumi contusivi sono la rotula e i menischi, che nello specifico sono costantemente coinvolti in microtraumi dovuti alla dinamica articolare in carico.
Spesso in un trauma da caduta violenta, è possibile una frattura a livello della rotula o di un menisco, ma sono soggetti a rottura anche legamenti e tendini.
A risentire di più, in questo tipo di traumi, sono i legamenti che possono “stirarsi” oppure i tendini che possono infiammarsi. Spesso infatti è proprio un’infiammazione del tendine rotuleo, dovuta al sovraccarico funzionale, a provocare un’infiammazione tendinea.
L’accumulo di liquido può dipendere da patologie che riguardano l’intero sistema come:
Oppure da patologie di natura locale:
I sintomi principali sono quelli dell’infiammazione: gonfiore, dolore, calore e impotenza funzionale.
Il dolore non è detto che compaia sempre, essendo soggettivo e relativo al grado di sopportazione dello stesso.
L’impotenza funzionale è data proprio dal liquido in eccesso, che letteralmente “blocca” l’articolazione come a volerla proteggere dal movimento.
Il grado di gonfiore aiuterà a capire il grado dell’infiammazione: il ginocchio può essere paragonato con il ginocchio sano, per vedere quanto è gonfio, oppure tenerlo come riferimento per valutare l’andamento della tumefazione (se tende a diminuire entro qualche giorno).
Si consiglia di usare un antinfiammatorio naturale come il ghiaccio con impacchi della durata di 15/20 minuti per tre o quattro volte al giorno. Rivolgersi al medico quando il gonfiore è stazionario e soprattutto quando anche al tatto la zona risulta essere più calda della controlaterale.
La diagnosi viene fatta dal medico, in base all’anamnesi recente e remota. In aggiunta può avvalersi di diversi esami:
Successivamente possono essere richiesti:
Il percorso terapeutico viene scelto successivamente alla diagnosi e può essere di tipo farmacologico o chirurgico.
I farmaci che vengono somministrati sono, a seconda del caso:
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Ultima, non per importanza, la prevenzione.
Sarebbe riduttivo consigliare semplicemente di seguire una buona dieta. È importante fare un’attività motoria preventiva che renda il paziente “funzionale e reattivo”, soprattutto se pratica uno sport da contatto, oppure un’attività motoria adattata se il paziente è obeso (in modo che preservi le articolazioni e provi a calare qualche kilogrammo), o se soffre di artrosi, al fine di sviluppare una muscolatura in grado di sopperire alla cartilagine ormai degenerata.
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