Testo di Elisa Piccioni
Testo di Elisa Piccioni
Per fascite plantare si intende dolore riferito al tallone o più genericamente alla pianta del piede. Si tratta di un’infiammazione o degenerazione che coinvolge strutture particolarmente stressate da sovraccarichi e ripetizioni. Il percorso di recupero è solitamente lungo e scrupoloso.
La fascite plantare è la causa più comune di dolore al piede, dal tallone alla zona immediatamente successiva verso le dita. Alla base c’è un processo infiammatorio, a carico della fascia plantare e del legamento arcuato. Quest’ultimo è simile a una fascia di tessuto connettivo fibroso, di forma triangolare, che si trova nella parte inferiore del piede, appena sotto la pelle, e che si estende dal calcagno al punto di congiunzione tra i metatarsi e le falangi. La sua funzione è quella di distribuzione del carico lungo il piede e per questo, quando sovraccaricato, tende a infiammarsi.
Si differenzia in:
Abbiamo detto che la fascite ha origine infiammatoria, ma a cosa è dovuta?
Le cause più comuni sono:
La scarpa sbagliata, ad esempio indossare i tacchi per tempi eccessivi.
Come abbiamo detto, solitamente, si manifesta con dolore intenso della pianta del piede, nello specifico dal tallone al mesopiede (sezione centrale della pianta).
Solitamente il dolore iniziale è moderato e tende a diventare sempre più acuto con il passare dei giorni. La maggior parte dei pazienti, lamentano l’insorgere di questa patologia dopo un lungo periodo di inattività, ad esempio durante i primi passi al mattino o dopo un lungo viaggio in macchina. Altri lo riferiscono, al contrario, dopo un’intensa attività come una lunga corsa. In questi casi, durante l’allenamento o la pratica, non dà fastidio ma il dolore insorge subito dopo.
La fascite plantare è quasi sempre a carico di un solo piede, raramente diventa bilaterale.
Se ti riconosci nei sintomi elencati è ora di rivolgerti a uno specialista. La diagnosi avviene tramite anamnesi ed esame obiettivo. L’anamnesi è fondamentale per studiare la tua storia clinica, le tue abitudini quotidiane e trovare correlazioni con fattori scatenanti il dolore. L’esame obiettivo comprende l’osservazione del piede e della postura, la palpazione della zona dolorante e la valutazione generale del corpo. In alcuni casi si presenta l’esigenza di approfondire con degli esami diagnostici:
L’esame baropodometrico, che studia la distribuzione del carico sul piede sia in statica che dinamica, risulta molto utile nella ricerca alla causa del problema.
Una volta avuta la diagnosi, il trattamento è quasi sempre conservativo, nel 90% dei casi i pazienti ne traggono beneficio.
Nella fase acuta, i primi giorni successivi all’insorgenza, è utile evitare di sovraccaricare il piede e l’uso del ghiaccio, un vero e proprio antinfiammatorio naturale. La vera soluzione del problema è la fisioterapia che ha un ruolo chiave nel recupero, guarigione e prevenzione.
La fisioterapia prevede:
Potrebbe portare ottimi risultati affiancare alla figura del fisioterapista quella del podologo, insieme andranno a risolvere il tuo problema alla base. Spesso diventa necessario l’impiego di plantari o sussidi simili su misura per te.
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